42 cristiani pakistani preferiscono morire che rinnegare la loro fede

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Un gruppo di 42 cristiani è stato arrestato dal maggio del 2015, accusati di aver ucciso due mussulmani. Sono stati accusati di aver commesso il crimine dopo che due terroristi legati ai Talebani avevano bombardato le chiese nella quartiere Youhanabad, di prevalenza cristiana, nella capitale Lahore.

Non vi sono prove del coinvolgimento di questi uomini, ma il pubblico ministero del caso di recente gli ha fatto una proposta che ha causato una rivolta.

Syed Anees Shah, che si occupa dell’accusa insieme al giudice dell’anti-terrorismo in Lahore, ha garantito di essere capace di “ garantire la loro liberazione se loro si fossero convertiti all’Islam”. Nessuno dei cristiani arrestati ha accettato la proposta, pur sapendo che possono morire impiccati.

Adesso, i capi religiosi e attivisti cristiani chiedono misure da parte del governo contro il pubblico ministero Shah, per aver chiaramente compromesso l’idea di neutralità nel caso. Nonostante abbia negato in un primo momento, il dipendente pubblico ha confessato ad un giornale britannico di aver tentato di dare “una chance di assoluzione” ai prigionieri.

L’avvocato della difesa dei 42 cristiani, Naseeb Anjum, ha affermato alla stampa che questo è stato il secondo tentativo di far sì che i sospetti cambiassero religione, cosa che avrebbe una ripercussione profonda nella piccola comunità cristiana del paese. Circa sei mesi fa fu presentata un’offerta simile. Tuttavia, è stata rifiutata da parte di tutti.

“Il nostro governo si deve liberare di tali elementi che introducono un pessima reputazione allo Stato con atti del genere”, ha precisato Anjum. Una organizzazione britannica che tenta di aiutare i cristiani imprigionati ha dichiarato che questa è una prova in più che gli “estremisti” islamici sono infiltrati in tutte le aree del governo.

Il pakistano possiede una delle leggi più rigide “anti-blasfemia”, che prevede pene pesanti e perfino la morte per chi offende o abbandona lo islamismo. Il caso più emblematico è della cristiana Asia Bibi, che da sette anni è in prigione per aver presumibilmente offeso Maometto. Lei nega.

L’avvocato cristiano Nadeem Anthony, che si occupa del suo caso, ha affermato che tempo fa Bibi ha ricevuto una proposta di convertirsi in cambio della libertà. Pur sapendo che potrebbe morire a causa dell’accusa, ha risposto: “La mia fede è viva e non mi convertirò mai”.

Le conversioni forzate sono un grande problema nel paese. Organizzazioni pakistane di difesa dei diritti umani calcolano che, ogni anno, circa mille donne mussulmane sono obbligate a convertirsi per essersi sposate con uomini mussulmani.

L’ultimo “Rapporto sulle minoranze religiose nel Pakistano”, indica che la maggior parte di esse è stata obbligata a sposarsi dopo esser state stuprate dagli uomini che adesso sono loro mariti. Con le informazioni di Indipendent

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Fonte: GospelPrime.com.br